“Accademia degli Unisoni”. Quando il canto è passione

Da La Nazione

Un nome altisonante, pari alle ambizioni inseguite e alla qualità raggiunta. L’Accademia degli Unisoni è un’associazione culturale vivace e raffinata che ha la sua sede a Perugia e il suo cuore pulsante in un coro polifonico sempre alla ricerca degli standard più elevati. “Dilettanti che vogliono raggiungere risultati importanti, prestigiosi. Per questo io sono sempre molto esigente”, dice Leonardo Lollini, direttore artistico e fondatore del coro, musicista professionista di grande esperienza.

 

È lui a raccontare la storia dell’Accademia degli Unisoni “cominciata — ricorda — il 4 gennaio del 2006: con una ventina di coristi abbiamo deciso di riprendere un’attività già svolta in passato. E per farlo abbiamo recuperato un nome importante per la storia culturale perugina, in omaggio a una delle pochissime accademie musicali del Cinquecento”.

 

E oggi come si presenta l’Accademia degli Unisoni?

“È formata da 35 coristi, età media sui 40 anni. Tutti fanno altre professioni, si destreggiano tra mille impegni e hanno l’ambizione di cantare nella maniera più perfetta possibile. Con noi collabora il soprano Chiung Wen Chan, una cantante in carriera che da anni vive a Perugia , la sua presenza è molto importante per crescere vocalmente. Certo, poi, come tutti i cori amatoriali siamo sempre alla ricerca di nuove voci”.

 

Come siete organizzati?
“Siamo un gruppo staccato dall’ambiente ecclesiastico, una scelta precisa che abbiamo fatto per essere più liberi nel repertorio. Per questo, però, abbiamo avuto grandi difficoltà per la sede, per anni abbiamo vagato, poi il Centro Ecumenico diretto da Don Elio Bromuri ci ha messo a disposizione la Sala San Martino e adesso, grazie alla sensibilità dell’assessore comunale alla cultura Andrea Cernicchi, abbiamo trovato una sede nella Sala Sant’Anna in viale Roma. Lì ci riuniamo due volte alla settimana”.

 

Il repertorio?
“Al momento è soprattutto barocco, ma in passato abbiamo affrontato il Rinascimento, Mozart e qualcosa di Romanticismo. Puntiamo sempre su programmi organici, con un filo conduttore, e spesso eseguiamo prime esecuzioni assolute come quella di Gian Claudio Mantovani. Adesso stiamo lavorando proprio su una grande novità”.

 

Perché, cosa bolle in pentola?
“A maggio, nell’ambito del Right Guitar Festival di Città della Pieve, proporremo la prima esecuzione di un Oratorio di Tonino Battista su testo di Gibran. E prima, ad aprile, saremo in tournée in Olanda, dopo i concerti di Aix en Provence dell’anno scorso, nell’ambito del gemellaggio di Perugia. Per questo a Natale non abbiamo fatto concerti, siamo troppo impegnati a studiare e prepararci”.